venerdì 8 giugno 2012

Saronno, quartiere Matteotti: se questo è il Bronx.

Alcuni giorni fa su un muro del quartiere Matteotti è comparsa la scritta “Benvenuti nel Bronx”.
Il gesto idiota di chi vuole perpetuare nell’immaginario collettivo l’idea di un quartiere degradato, terra di nessuno, che non riesce a scrollarsi di dosso una fama acquisita in tempi lontani e forse alimentata
e rafforzata in modo strumentale.
Domenica 27 maggio, in occasione della Stramatteotti e della festa/evento di chiusura del progetto Tempi della città i numerosi cittadini, anche di altri quartieri, che hanno partecipato alle varie iniziative, si sono potuti ricredere.
Si è infatti assistito ad una dimostrazione pratica di come, anche con il supporto del Comune (che ha avuto una intuizione felice nel portare verso le periferie cittadine le azioni del progetto Tempi e di far partecipare le associazioni locali alla loro definizione), ma soprattutto con la mobilitazione e la capacità organizzativa dei residenti e delle associazioni del quartiere, si possano creare, anche con pochi mezzi, occasioni e intrattenimenti di buon livello, che nulla hanno da invidiare a quanto avviene in centro.
Tutta la comunità è stata coinvolta: i più piccoli e gli adulti presso le strutture della Parrocchia, che sono state allegramente “occupate” per tutta la giornata; i giovani presso lo skatepark, dove nel giro di pochi giorni, e senza contributi dal Comune, i ragazzi del quartiere hanno allestito un evento originale e coinvolgente che ha attirato persone anche da altri comuni.
Soprattutto un evento che si è svolto senza problemi di alcun tipo (pioggia a parte) e che ha reso evidente che i giovani del Matteotti hanno senso di responsabilità e capacità organizzative, e che sono in grado, se incoraggiati e sostenuti, difare emergere il meglio del quartiere.
Altro che Bronx.

venerdì 18 maggio 2012

Un’altra stella per Saronno


Il 17 maggio ricorre la giornata mondiale contro l’omofobia.
I socialisti di Saronno hanno già stigmatizzato, in occasione dell’aggressione omofoba a Luino, ogni atto di intolleranza verso chiunque manifesti legittimamente il proprio pensiero, stile di vita e orientamento sessuale.
La tutela dei diritti civili e della libertà di espressione è un obbligo morale, oltre he costituzionale, che ogni società democratica ha nei confronti dei cittadini.
E’ un tema sul quale non si può abbassare la guardia nemmeno in periodi critici come quello che stiamo attraversando.
E’ il fondamento della convivenza civile, e non è un caso se i diritti civili vengono sistematicamente violati nei regimi totalitari.
I socialisti sono da sempre impegnati in questa battaglia, che riguarda tutti, e anche a Saronno ne hanno dato una dimostrazione concreta, condividendo il pensiero di cittadini e associazioni, e promuovendo l’istituzione del registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento (testamento
biologico) che a breve sarà attivo anche nel nostro comune.
Ma sappiamo bene che i temi da affrontare sono tanti e che il completo superamento di una cultura che considera i diritti civili un aspetto secondario, quasi un lusso, richiede molti sforzi.
Per questo facciamo appello alla componente laica e progressista della città perchè continui a sostenerci nel nostro impegno. Lo scorso anno il Comune di Saronno è stato premiato con cinque stelle per gli interventi nel campo della mobilità sostenibile.
Ne vorremmo al più presto un’altra: quella di comune garante dei diritti civili.


domenica 18 marzo 2012

AGGRESSIONE OMOFOBA A LUINO


In una nota discoteca di Luino, sabato 17 Marzo, si è verificata l’ennesima aggressione omofoba: secondo la denuncia di Arcigay, 7 ragazzi sono stati malmenati ed allontanati perché omosessuali.

Gli episodi di intolleranza e di violenza verso chi esprime liberamente e pubblicamente il proprio orientamento omosessuale stanno assumendo carattere endemico, dalla Sicilia alla nostra provincia, rendendo non più prorogabile un intervento del legislatore: l’approvazione di una legge anti-omofobia ed a tutela della comunità LGBT è necessaria ed urgente.

Purtroppo il linguaggio discriminatorio e l’azione politica ipocrita di una  classe politica straordinariamente conservatrice non favoriscono l’emancipazione ed il rispetto delle realtà LGBT, che, oltre alle aggressioni violente, subiscono continue ingiustizie da parte dello Stato che, disattendendo l’art. 3 della Costituzione (“tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”) calpesta quotidianamente i diritti degli individui.

Per questi motivi chiediamo immediatamente l’approvazione di una legge anti-omofobia e l’apertura di una discussione seria, laica e approfondita sulla liberalizzazione del matrimonio. Non sarà possibile considerare rispettato l’art. 3 della Costituzione fino a quando sarà impedito agli individui di esprimere la propria affettività nelle forme previste dalla legge, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. 

Consapevoli delle posizioni conservatrici attualmente maggioritarie in sede legislativa, è nostra intenzione trasferire questa battaglia di libertà dove lo consentono la normativa e le nostre energie: a livello locale.
La Federazione dei Giovani Socialisti e il PSI della Provincia di Varese si attiveranno nei prossimi mesi per l’approvazione nei comuni della nostra provincia di delibere istitutive di Registri delle Coppie di Fatto e di delibere anti-discriminazione.

Riccardo Galetti – Coordinatore Federazione dei Giovani Socialisti della Provincia di Varese

sabato 28 gennaio 2012

CONTRO LA LEGA I SOCIALISTI ISSANO IL TRICOLORE

I socialisti espongono il tricolore e la Digos impone di toglierlo. Nella giornata della manifestazione leghista a Milano di domenica 22 gennaio c’è stato anche questo.  Lo striscione Tricolore, trenta metri, era stato contestato dai manifestanti leghisti.  Noi socialisti sosteniamo che la manifestazione della Lega è servita a buttare altro fumo negli occhi degli italiani, per nascondere le responsabilità di una forza politica che governando il potere da Roma per più di 15 anni vorrebbe adesso costruirsi una verginità dopo l’arrivo del governo Monti. La grande responsabilità delle Lega  è aver sostenuto il Governo Berlusconi per tutti questi anni, ma soprattutto di aver imbrogliato il Nord, che si aspettava una forte riduzione della pressione fiscale, più autonomia per i comuni e più crescita economica per piccole e medie imprese. La Lega è un partito populista e di destra, non regionale o territoriale, se fosse cosi avrebbe la maggioranza del Nord che non ha né in termini di consenso politico né in termini di consenso elettorale. La manifestazione dei socialisti si è conclusa al monumento di Sandro Pertini con l’esposizione dello striscione Tricolore. L'ordine della Polizia di ripiegare il Tricolore è grave e il Segretario nazionale del PSI Riccardo Nencini ha promosso un'interrogazione al Ministro dell'Interno per accertare le responsabilità di questa grave azione.  Comunque, la Lega non potrà continuare a nascondere le proprie responsabilità. Non ha risolto neppure uno dei problemi che diceva di voler risolvere: debito pubblico, moralizzazione della politica, federalismo. Neppure uno di questi problemi è stato sciolto. Ora vorrebbe far credere che è contro Formigoni con cui governa da quindici anni e che ne chiederà le dimissioni dopo l'ennesimo scandalo. Alla Lega diciamo: giù le mani dalla Lombardia. Ai lombardi chiediamo sostegno nei confronti della nostra campagna politica: "La Lega ha fatto flop". 


venerdì 4 novembre 2011

La Lega frana, proprio cominciando da Varese

La Lega ha fatto credere per anni che avrebbe tenuto la crisi lontana dal territorio. Non solo: ha alimentato il sogno che fosse sufficiente mantenere localmente le ricchezze prodotte per diventare ancora più ricchi.
Massimo esponente di queste teorizzazioni è stato l’ex senatore ed ora presidente della provincia Dario Galli. Quando, lunedì 17 ottobre, all’assemblea provinciale di Varese della Confesercenti, si è visto recapitare un documento in cui gli si chiedeva conto dell’abolizione delle province “senza più rinvii”, è rimasto talmente incredulo, che indignato ha sbattuto la porta e se n’è andato. Il numero uno di Villa Recalcati (sede della provincia) ha preferito abbandonare la sala prima dell’incontro.
La fuga di Galli è la metafora di quanto sta accadendo in provincia di Varese. È la dimostrazione dell’incapacità di una classe dirigente di far fronte alla crisi che sta incidendo nel tessuto produttivo e colpendo pesantemente i lavoratori. Da Caronno Pertusella, a Sud della provincia, alle porte di Milano,  dove protestano i lavoratori della EMI, il noto marchio che produce CD e DVD, a Caravate a Nord di Varese, dove sono i dipendenti della IMA (arredi bagno) a rischiare di perdere il posto di lavoro, è palese l’assenza di una politica industriale.
La diserzione del presidente Galli rappresenta la metafora della crisi di una classe dirigente, nata per risolvere i problemi del Nord, oggi, contestata dai suoi stessi militanti che si sono resi conto della omologazione del gruppo dirigente al sistema centralista, dimostrando di essere soltanto un pezzo del sistema berlusconiano. La Lega ha sprecato totalmente la sua autonomia e di questo molti settori della società varesina e del Nord Italia si rendono conto. La crisi del berlusconismo sta oscurando quella della Lega Nord. Ma la crisi del partito di Bossi che ha preteso di rappresentare gli interessi del territorio è altrettanto drammatica. Vengono al nodo vent’anni di politiche pubbliche irrisolte. Non c’è una delle ragioni per cui era nata la Lega che può dirsi superata. Dalla critica al ceto politico, i parlamentari leghisti sono passati a difendere politici corrotti e in odore di mafia. Il debito pubblico, lungi dall’essere ridotto, è stato ulteriormente incrementato. Dalla riduzione delle tasse e ad una diversa redistribuzione, nulla è stato risolto. Mentre le condizioni generali sono peggiorate.
A Bossi e soci questa volta non basterà rispolverare vecchi slogan separatisti per riacquistare credibilità. Il federalismo vagheggiato per anni è stato omesso dall’agenda politica. Oggi, la Lega è un potentato di pochi. Tanto che i militanti sono passati a criticare direttamente Bossi, come è avvenuto nel recente congresso provinciale di Varese.

Di Giuseppe Nigro
da l' "Avanti della Domenica"